San Gemolo
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La Passio

Con il termine "passio" si intende una rievocazione storica della vita, o anche solo delle circostanze della morte, di un martire che viene letta, durante la liturgia, al posto di una delle letture nel giorno della festa del santo stesso.

E' un testo che ha lo scopo di tenere viva nei fedeli la memoria del santo, della sua vita, delle sue opere, dell'atto eroico che lo ha condotto al martirio affinchè essi ne traggano insegnamento spirituale e pratico.

I testi delle 'passio' non sono codificati ed immutabili (come lo sono invece le Sacre Scritture) e risentono del clima culturale e della sensibilità dell'epoca in cui vengono scritti. Per questo, nei secoli, vengono riscritti, corretti, ampliati o ridotti.

La passio di S.Gemolo più antica di cui si abbia documento è quella conservata nell'archivio della Badia di Ganna nel Manoscritto dei Nati I (1618-1685) che viene tutt'ora letta durante la celebrazione liturgica del 4 febbraio. Un'altra antichissima passio, risalente al XII secolo, è quella di Goffredo da Bussero e nota come Memoria Sancti Gemuli.

Quella che segue è una 'nuova passio' che prova a riunificare tutte le fonti, vere o leggendarie, scritte od orali, lasciando al contempo tutti gli strumenti per distinguere e riconoscere i vari apporti.

 

Intorno all'anno 1000 un Vescovo proveniente dal nord giunse in Lombardia, nella diocesi di Milano, nel territorio di Arcisate. Era in viaggio verso Roma dove si sarebbe recato in visita alle tombe di Pietro e Paolo ed avrebbe avuto udienza dal Santo Padre.

Approssimandosi la notte il prelato decise di accamparsi con il suo seguito in certi prati della Val Marchirolo dove vi era sufficiente spazio per piantare le tende e pascolare i cavalli.

Poichè alcuni abitanti del luogo l'avevano messo in guardia sul pericolo dei briganti che infestavano la zona, temendo i loro agguati, decise di rinforzare la guardia per la notte.

Affidò questo compito a suo nipote Gemolo. Il giovane vedendo l'apprensione dello zio preferì assumersi in prima persona questo incarico.

Nel cuore della notte però alcuni briganti, che poi furono identificati per essere di Uboldo, penetrarono l'accampamento e rubarono il cavallo del Vescovo e molti altri suoi beni e quindi fuggirono.

Come si rese conto dell'accaduto Gemolo montò a cavallo e, dopo aver svegliato il suo compagno d'armi Imerio, si gettò con lui all'inseguimento dei briganti.

I due raggiunsero i fuggitivi nei pressi di una sorgente, quella che oggi è chiamata 'di San Gemolo', dove si erano fermati per riposarsi della fuga e dissetarsi.

Smontati da cavallo i due giovani si fecero loro incontro con calma e circospezione mentre già i ladri, scoperti, ponevano mano alle armi per difendere il bottino rapinato.

Per allentare la tensione Gemolo prese la parola e si rivolse loro con tranquillità:

"Io sono Gemolo, e questi è il mio amico Imerio, entrambi siamo al servizio di un importante vescovo. Il cavallo e tutto quello che avete rubato appartengono a lui e alla Chiesa e pertanto, in nome dell'amore di Dio, vi prego, amici, di restituirmi tutto pacificamente."

Gli si parò dinnanzi il più feroce di loro, quello chiamato Il Rosso, che rabbiosamente inveì:

"Dio! Dio! Siete sempre pronti voialtri a nascondervi dietro il nome di Dio! Per amore di Dio fai questo, in nome di Dio fai quello... Dio... Dio non esiste, ve lo siete inventato voi... e se per caso esistesse non gliene importa nulla del Rosso... e di voi."

Colpito dal dolore e dall'infelicità che le parole del malvivente rivelavano Gemolo rispose:

"Sono certo che Dio ti ami. Ma anche tu devi lasciarti amare da Lui. Apri il tuo cuore, restituiscmi il bottino per amor Suo ed Egli saprà ricompensarti."

La risata amara del Rosso risuonò nel bosco: "Ah, ah, ah! Dio mi ricompenserà! E che ricompensa mai mi darà? Che ricompensa c'è per il Rosso? Il paradiso forse?"

Gemolo taceva. Il Rosso covava odio. Fattosi arrogante il brigante riprese:

"E tu, soldatino del vescovo, cosa sei disposto a fare, in nome Dio, per avere la tua ricompensa? Saresti disposto, sempre per amore di Dio... per esempio... a farti tagliare la testa? Avanti dimmi... ti faresti tagliare la testa tu per amore di Dio... o solo il Rosso deve farlo?"

"Se questa fosse la Sua volontà sì, sarei disposto a farmi tagliare la testa."

"Non fare il furbo con me ragazzo, non giocare con le parole. Nemmeno immagini quanto sia serio in questo momento. Dimmi se ora, veramente, sei disposto a farti tagliare la testa."

Lo sono, rispose Gemolo.

Giuralo, ringhiò il Rosso.

Lo giuro.

Di fronte a quella sicura affermazione il bandito esplose tutta la sua rabbia e con un colpo di spada spiccò di netto la testa di Gemolo mentre i suoi compagni si accanivano contro Imerio.

Quest'ultimo, sotto i colpi degli assassini riuscì a stento a rimontare sul cavallo che, spaventato, fuggì nella notte; fu ritrovato morto, la mattina dopo, sul sagrato dalla chiesa di San Michele alla periferia di Varese.

Dopo essere caduto a terra, miracolosamente, il corpo di Gemolo si rialzò, raccolse la propria testa e rimontò a cavallo dirigendosi a spron battuto verso il proprio accampamento.

I servitori accorsi cercavano di smontarlo da cavallo ma la bestia, come imbizzarrita riprese la sua corsa in direzione di una piccola altura alle pendici del Mondonico dove si fermò facendosi poi raggiungere.

In quel luogo solo il vescovo riuscì a trarlo di sella e, interpretando tutto questo come un segno della volontà divina, decise di seppellirlo proprio in quel posto.

Il proseguimento della storia può essere seguito nella tradizione di Uboldo e nel racconto dei miracoli che immediatamente cominciarono riportati dal Goffredo da Bussero.

 

 

 

Immagini

San Gemolo

Particolare del mosaico posto sulla parete posteriore della cappella di San Gemolo realizzato nel 1964 dal pittore Carlo Cocquio di Varese.

 

Fonte S.Gemolo

La Fonte di San Gemolo, luogo presso il quale, secondo la tradizione, è avvenuto il martirio.

 

Verso la Fonte

Il sentiero nel bosco che dalla Cappella conduce alla Fonte, che si intravvede in fondo.

 

Badia di Ganna

La Badia di Ganna. Secondo i racconti tramandatici il luogo dove sorge è quello dove San Gemolo è ritornato per indicare il punto della sua sepoltura. Precedentemente alla Badia sembra certo vi sorgesse una piccola cappella dedicata a San Michele patrono dei Longobardi e custode dei cimiteri.

 

Croce in chiave di volta

Un antichissima croce scolpita nella chiave di volta di uno degli archi del chiostro della Badia.